Riscoprire la comunità, la forza delle reti sociali in Veneto

Le esportazioni hanno consentito al Veneto di resistere nel perdurare della crisi economica. Tuttavia la ridotta dimensione delle imprese operanti nel territorio, potrebbe rappresentare un limite nella competizione internazionale. Le aggregazioni e le alleanze tra le imprese sono tra le poche chance che gli imprenditori veneti oggi hanno a disposizione, dopo il fallimento dei distretti industriali. E per riuscire a fare rete basterebbe solo riscoprire l’importanza della comunità.

forza della comunità

Il Veneto può vantare da sempre una forte coesione sociale tra le persone e le famiglie che abitano nel territorio. Si tratta di un legame a rete che nel tempo ha dato forma ad un tessuto sociale retto da un attivo associazionismo. Nel tempo, le reti sociali hanno fatto da collante non solo per lo sviluppo sociale, ma anche per quello economico e imprenditoriale.

Gli imprenditori in Veneto infatti hanno sempre potuto contare su di un capitale sociale vibrante, su quei legami deboli che integrano quelli forti della famiglia e sono capaci di far circolare personale e informazioni in poco tempo e con efficienza. In Veneto, società ed economia si intrecciano continuamente, dando vita a piccole e medie imprese manifatturiere, organizzate sul territorio in network e gestite molte volte dalle stesse famiglie che tengono unite tutte le parti della comunità.

Anche il sociologo Arnaldo Bagnasco, per spiegare la formazione dei distretti industriali, successo del cosiddetto “modello veneto”, fa riferimento proprio alla comunità, alla rete tra le persone e al profondo radicamento del capitale sociale all’interno del sistema economico (1). La rete sociale diventa così una risorsa per lo sviluppo imprenditoriale, predisponendo il territorio alla formazione di veri e propri “grappoli” di imprese che facilitano la circolazione di informazioni e risorse.

Oggi però, è sotto gli occhi di tutti, i distretti industriali sono troppo rigidi nel loro operare e stanno soffrendo. Gli imprenditori veneti, schiacciati da un fisco eccessivo, da una burocrazia asfissiante, hanno perso la motivazione e si sono rifugiati nell’individualismo. Collaborare sta diventando sempre più difficile, le alleanze vengono viste più come un limite che come una risorsa, le reti si sbilanciano e la salvaguardia del profitto supera la voglia di fare squadra. E tutto questo avviene proprio quando l’importanza dell’aggregazione tra le piccole e medie imprese è cruciale nello scenario internazionale, per competere con i colossi oltreconfine e con le economie emergenti dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).

Non serve inventare niente di nuovo. Può sembrare paradossale, ma per competere efficacemente nei mercati esteri è necessario guardare tra i confini regionali, per riscoprire ciò che il Veneto ha già, ovvero quella capacità innata di fare comunità e di fare squadra. La rete è l’immagine che rispecchia maggiormente il Veneto, fin dalle sue radici sociali e culturali.

Alcuni oggi stanno già riscoprendo l’importanza del network: i contratti di rete stipulati dalle imprese venete a maggio 2012 sono in aumento del 54% rispetto al 2011. Ma il margine di miglioramento è ancora piuttosto elevato. Infatti solo il 9% delle imprese venete aderisce a una rete o aggregazione.

Il futuro dello sviluppo economico regionale quindi, è già tutto nel passato del Veneto, nella sua tradizionale capacità di mettere in rete conoscenze e risorse grazie alla forza del capitale sociale di cui dispone. Bisognerebbe solo riuscire a fermarsi un secondo e guardare per un attimo indietro per non dimenticare quello che la comunità può offrire.

(1) A. Bagnasco, 1999, Tracce di Comunità, Mulino, Bologna

a cura di Redazione online