Disoccupazione giovanile: il Veneto non deve perdersi di vista

Il Veneto sta sperimentando, come il resto d’Italia, un aumento consistente del tasso di disoccupazione giovanile. Tuttavia non si dovrebbero trasformare le difficoltà occupazionali presenti in Veneto tra i giovani, in uno “specchio deformante” della realtà che accentua solo la sfiducia e la negatività di una situazione meno nera di quello che può sembrare.

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La disoccupazione giovanile avanza come mai in passato. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, a novembre del 2012, ha raggiunto e superato il 37% e continua a crescere senza sosta. Pur con una condizione migliore rispetto a Grecia e Spagna, una simile crisi occupazionale giovanile nel nostro Paese deve far riflettere su quale futuro si stia compiendo per le nuove generazioni.

Anche il Veneto sta sperimentando, in questo periodo di crisi economica, un aumento consistente del tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli molto più elevati rispetto agli anni precedenti: a settembre 2012 aveva raggiunto quasi il 19%, registrando uno dei valori più elevati degli ultimi quattro anni. L’aumento della disoccupazione giovanile in Veneto, come altrove, si inserisce in un aumento generalizzato della disoccupazione e all’interno di una crisi occupazionale ormai ben strutturata nel medio-lungo periodo. Però, in una regione laboriosa come quella veneta, la mancanza di occupazione rappresenta sicuramente un duro colpo e un elemento di disorientamento rispetto al passato, più di quanto non sia in altre zone del Paese. E i dati riportati dall’indagine compiuta da SWG per Plancia© e Officina Veneto confermano questo scenario.

La disoccupazione fa molta più paura in Veneto non solo perché la regione sta attraversando un’esperienza in un certo senso nuova, e purtroppo negativa, di un mercato del lavoro chiuso e molto meno accogliente di un tempo. La difficoltà di accettare la possibilità di rimanere senza lavoro, o addirittura di non trovarlo, potrebbe anche dipendere dal fatto che, nella realtà sociale veneta, il lavoro, il “fare”, è un valore collettivo centrale, fortemente riconosciuto come fonte di successo personale e condiviso sia tra i giovani che tra i meno giovani.

Ma è proprio questa particolare visione veneta del lavoro che per certi versi fornisce una percezione un po’ distorta e a tratti eccessivamente pessimistica della realtà occupazionale regionale. Ribaltando infatti la prospettiva con cui guardiamo i dati della disoccupazione giovanile, possiamo vedere le cose un po’ meno nere di quello che sembrano nella realtà. Infatti, nonostante in Veneto l’incidenza dei giovani disoccupati sia aumentata molto, è anche vero che nelle classifiche nazionali, pubblicate anche su Officina Veneto e di cui riportiamo qui di seguito l’ultimo grafico aggiornato a settembre 2012, il Veneto appare sempre tra i primi posti, anzi sul podio, con un tasso di disoccupazione giovanile tra i più bassi, secondo solo al Trentino Alto Adige.

Il mercato del lavoro è in crisi, i giovani fanno difficoltà a trovare lavoro, nessuno lo nega. Ma il Veneto tiene meglio della media italiana. È un dato di fatto che non deve essere perso di vista. In altre parole non si dovrebbero trasformare le difficoltà occupazionali presenti in Veneto tra i giovani (ma anche tra i meno giovani) in uno “specchio deformante” della realtà che accentua solo la sfiducia nel tessuto sociale e la negatività di una realtà tutto sommato positiva, soprattutto se paragonata al resto d’Italia.