Antonio Ramenghi: il peso della burocrazia in Veneto

“Il ruolo della politica è di indirizzare le scelte e di aiutare questo ricchissimo tessuto di imprenditoria privata che per competitività rimane una piccola Baviera. Un patrimonio da preservare, alleggerendo tutto il fardello di una burocrazia mortificante, un fisco pesante e una giustizia che allontana il capitale straniero” Antonio Ramenghi, direttore di Mattino Padova, Tribuna Treviso, Nuova Venezia e Corriere Alpi, per Officina Veneto.

D: Come vede il Veneto affrontare i tempi della crisi?

R: Tutto sommato ancora bene, perché gli anticorpi sociali sono ancora abbastanza intatti e reagiscono, nonostante e malgrado tutto. Tant’è vero che questa regione, pur con tutti i suoi limiti,  alcuni propri e altri peculiari del carattere nazionale, mi pare che riesca a uscirne ancora abbastanza bene rispetto a tutte le altre.

D: I punti di forza su cui far leva sono sempre gli stessi, o qualcosa è cambiato o è da cambiare?

R: Sostanzialmente sì, i fattori di punta sono sempre gli stessi: un’economia che è più pluriculturale che in altre aree, un turismo forte che potrebbe esserlo ben di più, un bel tessuto di imprese piccole e medie, assieme ad alcune grandi di riferimento che trainano i loro settori. Ma in cima alla lista metto una regione fatta di gente che lavora e che sa lavorare. Certo, detto questo, si deve anche pensare che non si può vivere sugli allori e ognuno deve fare la sua parte.

D: Allude alla politica?

R Il ruolo della politica è di indirizzare le scelte e di aiutare questo ricchissimo tessuto di imprenditoria privata che per competitività rimane una piccola Baviera che non ha eguali in Italia, eccetto forse per alcune zone dell’Emilia Romagna. Un patrimonio da preservare, alleggerendo tutto il fardello di una burocrazia mortificante, un fisco pesante e una giustizia che allontana il capitale straniero. In quest’ottica il federalismo potrebbe essere più che premiante per questo territorio.

D: Da dove cominciare la modernizzazione?

R: Da più cose insieme, ma prioritariamente da trasporti, logistica, in una parola sola da tutto il sistema delle infrastrutture, completando finalmente quelle che sono da terminare. Se ne fa un gran parlare ma si è fatto davvero poco. Trent’anni fa andavo ai convegni sulle infrastrutture, oggi faccio lo stesso, ci crede?

D: Senza alcuno sforzo. Una in particolare da cui partirebbe?

R: Penso al polo aeroportuale di Venezia, ma certamente non c’è solo quello, specie se si ragiona in chiave turistica. I numeri ci dicono che per ogni milione di passeggeri che gravitano su uno scalo, si creano mille addetti diretti e altri tremila nell’indotto. E strade a parte, non sottovaluterei l’impatto di un moderno sistema ferroviario.

D: Alta Velocità, un altro dei tasti dolenti?

R: La Tav e tutto ciò che riguarda la grande mobilità va bene, ma penso soprattutto a quanto da anni si stia trascurando il sistema del trasporto pubblico locale di cui si serve il pendolarismo che paga la perdita di un cospicuo monte ore lavorative annuo. La costruzione di un’area metropolitana passa per di qua ed ogni confronto con l’estero è impietoso. Non mi sembrano dettagli di poco conto, considerando la fase critica che anche il Veneto sta attraversando.

D: Effettivamente anche l’occupazione, una volta un totem dell’intero Nordest, ne sta risentendo.

R: E forse mai come prima d’ora, siamo a livelli massimi storici e in un certo periodo la risposta fu una forte emigrazione di massa. Non credo che si arriverà di nuovo a tanto, ma appunto per questo bisogna incoraggiare l’imprenditorialità giovanile, lasciandoli più liberi di fare, sgravando ad esempio le giovani imprese. All’estero bastano due giorni per aprirne una, qui se va bene occorrono due mesi.

D: La salvezza è nelle giovani generazioni?

R: Come sempre storicamente accade, bisogna però dar loro fiducia e sostegno, anche perché voglia di fare in giro, nonostante tutto, ce n’è. Un tratto tutto Veneto, quello della voglia di intraprendere. A tutti i livelli e quasi a tutte le età.

D: A proposito di giovani, il sistema scolastico veneto è all’altezza?

R: L’éra del “tutti colletti bianchi” è finita ed è necessaria una seria rivalutazione di tutti i profili tecnici e anche di quei lavori che prima venivano snobbati e che oggi spesso sono i meglio pagati.

D: Però l’accesso al lavoro rimane difficoltoso per tutti, giovani compresi.

R: E l’attesa erode i risparmi dei padri e ogni anno aumenta la quota di povertà. Se la situazione non cambia questa regione rischia di perdere la ricchezza dei suoi giovani, allora sì temo che si possano creare dei problemi di coesione sociale. Ma resto fiducioso che non accadrà.