Alessandro Russello: l’opportunità è l’export, ma insieme

Nonostante l’export per il Nordest abbia registrato un lieve calo nei primi tre mesi del 2012 rappresenta ancora per il Veneto un’importante opportunità per crescere, ma bisogna essere capaci di collaborare per essere veramente competitivi. Ne discute con Officina Veneto Alessandro Russello, direttore del Corriere del Veneto.

Anche nella crisi a salvarci sarà l’export su cui ancora oggi si gioca la vita di moltissime imprese, tanto più con un mercato interno mai tanto depresso come ora. Ma si tende spesso a dimenticare che è venuto a mancare un pilastro fondamentale per noi.

D Quale?

R La chiusura dell’Ice (Istituto per il commercio con l’estero, ndr). Un grande errore perché, pur con tutti i suoi limiti, un supporto pubblico era necessario e serviva ad accompagnare i nostri imprenditori che hanno un forte bisogno di una guida. Vero che in Cina e nei paesi del Bric ci vanno comunque da soli, ma non basta.

D Basandosi sull’equivalenza se ce l’ho fatta qui, posso farcela dovunque?

R Il vizio atavico dell’anarco-produttivismo veneto: fare tutto da soli, pensando che non si abbia bisogno mai di niente e di nessuno. Un concetto che andava bene 30 anni fa, ai tempi dei laboratori nei sottoscala, ma non più oggi in cui i giochi dell’economia si fanno altrove.

D Per questo oggi il Veneto si ritrova leader nazionale dei contratti di rete tra imprese?

R Credo sia la dimostrazione che gli imprenditori stanno capendo la lezione. Del resto, sono degli Archimede Pitagorico, capaci di tirar fuori soluzioni laddove pare non esserci più alcuna via di salvezza, ce l’hanno nel dna. Che imprese e imprenditori debbano crescere siamo tutti d’accordo. E dobbiamo anche riconoscere che di imprese che vanno bene ce ne sono anche oggi, ma parliamo di nicchie e non dei comparti maggiori che invece soffrono.

D E’ d’accordo con chi incolpa il decennio di sfrenata delocalizzazione?

R Non sarei così netto nel giudizio, perché da che mondo è mondo ogni impresa va dove gli conviene e chi non c’è andato è solo perché evidentemente non aveva abbastanza convenienza, non certo perché voci importanti come la Chiesa, alcuni partiti o i sindacati erano contrari. Anche se c’è chi ritorna sui propri passi.

D Tuttavia il saldo rimane ampiamente negativo e indietro non è che si può tornare.

R No di certo, ma credo il Veneto può salvarsi cambiando pelle, puntando sulla bellezza in cui abbiamo la fortuna di essere immersi: una miniera a cielo aperto. Ma forse non c’è ancora piena consapevolezza. Il turismo, non la meccanica, dovrebbe essere l’industria davvero di massa di questa regione, molto più di quanto non sia già oggi.

D Il che implicherebbe mettere mano al capitolo infrastrutture.

R Che in questa regione è un mantra cui a turno si appellano tutti, perdendosi nei dibattiti se sia meglio l’Alta Velocità verso est o nord. Ma il problema rimane quello dei tempi lunghi, dello stallo eterno, dell’incapacità di decidere. Politica e classi dirigenti non fanno alcuna sintesi e alla fine prevale la mera applicazione della norma, mentre invece nulla vieta di poter fare una strada necessaria abbellendo anche il territorio stesso.

D Alla politica manca coraggio?

R A quella con la P maiuscola manca capacità di visione. E’ giusto che scelga, ma deve scegliere i migliori, e anche al di là delle appartenenze politiche, riconoscendo il valore dell’avversario, se c’è. Il politico deve essere colto e intelligente, non è necessario che sia anche specialista della materia. Ma deve studiare e informarsi per poter fare scelte consapevoli. Invece siamo sempre al chi ha più voti fa l’assessore, ed è sbagliato.

D Intanto preoccupa molto la disoccupazione, fino a ieri una perfetta sconosciuta.

R Ma il Veneto ha i suoi antivirus antropologici ed economici. Una società intermedia di stampo contadino che ha creato un suo welfare orizzontale e spontaneistico, accanto a quello istituzionale. Una rete familiare che interviene, magari mettendo mano al tesoretto dei padri che rischia di esaurirsi, ma che rimane la miglior polizza assicurativa.

D Quella su cui non possono contare gli immigrati. Intravede dei rischi?

R Sono una grande forza, anche in termini di Pil. Hanno portato e disvelato contraddizioni loro e nostre, ma rimangono effettivamente i più esposti. Il Veneto avendo di più, può produrre più contraccolpi sociali, ma questo è un rischio che corrono però tutti. Cambia la proporzione, ma sono fiducioso, specie se nei giovani tornerà quella fame e quel senso della fatica dei loro padri.