QUESTIONE DEL NORD Il bisogno di autonomia spiegato con i numeri

La crisi, la disoccupazione, l’aumento della pressione fiscale, le imprese che chiudono o se ne vanno all’estero, sono fattori che favoriscono il rinvigorimento dei sentimenti autonomisti e il nostro Paese non è escluso da questo fenomeno.

A marcher holds a placard during a demonstration on Catalan National Day in Barcelona

Qualche giorno fa sui giornali è apparsa la notizia che a Barcellona un milione e mezzo di persone protestavano contro il governo di Madrid (ritenuto il principale responsabile della crisi catalana) chiedendo la totale indipendenza della Catalogna dalla Spagna. La crisi, la disoccupazione, l’aumento della pressione fiscale, le imprese che chiudono o se ne vanno all’estero, sono fattori che favoriscono il rinvigorimento dei sentimenti autonomisti e il nostro Paese non è escluso da questo fenomeno.

Il tema dell’autonomia infatti prende nuovamente forma anche in Veneto e torna ad affacciarsi nel dibattito politico: diversi sono i soggetti promotori, diversi sono i progetti (referendum indipendentista, macro-regione, “modello Friuli”), ma tutti accomunati dalla necessità di superare l’attuale assetto istituzionale che penalizza oltremodo il Veneto e con esso tutto il Nord.

Le esigenze di una maggiore autonomia e della ridefinizione delle sfere di competenza dello Stato e delle Regioni sono il frutto di una situazione di disagio più o meno latente che può essere ben sintetizzata (anche se non spiegata completamente) con un numero: 16,6 miliardi di euro. È la stima fatta da Unioncamere Veneto sul residuo fiscale, ovvero la differenza tra le tasse pagate da famiglie e imprese venete e le risorse ricevute sotto forma di servizi e trasferimenti. L’avvento del Governo Monti ha di fatto congelato il cantiere del federalismo fiscale e le pesanti manovre correttive (soprattutto il “Salva Italia” dello scorso dicembre) non hanno certo alleggerito la pressione tributaria a carico delle famiglie e delle imprese del Nord. È stato stimato che il costo (per difetto) della manovra di Natale per il Veneto è di quasi 1,6 miliardi di euro.

È diffusa la sensazione che i sacrifici richiesti dalle ultime manovre siano il risultato di un assetto troppo centralistico che continua a premiare le realtà territoriali meno virtuose e meno efficienti. Le spese di funzionamento della Regione Lombardia sono pari a 51 euro per abitante, in Veneto ed Emilia Romagna ammontano rispettivamente a 88 e 94 euro per cittadino, mentre in Molise e Calabria i costi di funzionamento superano i 330 euro procapite. Essendosi bloccato il processo di riforma federale, il surplus di spesa (ovvero gli “sprechi”) delle Regioni inefficienti sarà coperto direttamente o indirettamente dai contribuenti dei territori “virtuosi”.

La spesa (al netto degli interessi) dello Stato nei territori, anno 2010
Fonte: Elaborazioni su dati Ragioneria Generale dello Stato

Infatti, nonostante il minore grado di efficienza, alcuni territori beneficiano di ampie risorse pubbliche da parte delle Amministrazioni centrali. Nel 2010 la spesa dello Stato in Molise è stata pari a 5.307 euro per abitante, praticamente il doppio rispetto a quanto erogato in territori come Lombardia (2.496 euro) e Veneto (2.898 euro).Queste risorse comprendono non solo i costi dei servizi direttamente gestiti dallo Stato (istruzione, giustizia, difesa, ecc…) ma anche i trasferimenti alle Amministrazioni locali, che, contrariamente ad ogni logica, finiscono per premiare i territori meno virtuosi.

Sta tutto in queste cifre il disagio delle Regioni del Nord, disagio al quale dovrà essere data risposta. La formula istituzionale è ancora tutta da inventare, anche se comunque alcuni strumenti legislativi ci sono (la legge 42/2009, l’articolo 116 della Costituzione). Occorre forse prendere spunto da un cartello esposto martedì nelle strade di Barcellona: “La Catalogna non è la Spagna. Né migliore, né peggiore. Solamente diversa”.

a cura di Redazione online