L'”Accordo per la Crescita” visto dal Veneto

Nei primi giorni di settembre, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato a Genova l’“Accordo per la Crescita” (scaricabile qui), un documento che punta a elencare le priorità per la legge di Stabilità e per la crescita, appunto, dell’Italia. Officina Veneto ha chiesto alle rappresentanze sindacali della nostra regione un commento su quanto contenuto nell’elenco stilato dai quattro protagonisti, la cui unità di intenti è già un segnale “forte e chiaro” rivolto all’intero sistema politico-economico del Paese.

Emilio Viafora (Cgil). Quello siglato a Genova è un documento importante, che manda un messaggio forte per una nuova politica economica in Italia, al fine di avere un sostegno reale alla necessaria crescita e all’occupazione nel nostro Paese. Il grande valore che emerge dalle priorità elencate è il segnale che il mondo produttivo abbisogna di un deciso cambio di passo, proprio per poter agganciare il treno della ripresa. D’altronde, non dobbiamo dimenticare che il recente dato presentato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ndr.) ci pone come l’unico Paese all’interno del G7 ad avere ancora con un segno negativo negli indicatori di crescita. Gli elementi fondamentali che emergono dall’”Accordo per la Crescita” sono il rilancio del manifatturiero, anche attraverso un ammodernamento delle infrastrutture e delle reti, un abbassamento del costo dell’energia e una revisione della forza lavoro: tutti fattori che potranno essere favorevoli, all’interno del sistema economico, sia al lavoratore dipendente che all’impresa stessa. Da non dimenticare, poi, la richiesta di una riforma della Pubblica Amministrazione, in chiave di efficienza e di funzionalità del settore, così da renderlo più adeguato e meglio organizzato all’interno di una gestione economica che consenta di superare il difficile momento che attraversiamo.

Franca Porto (Cisl). I contenuti del Patto di Genova hanno una immediata declinazione “veneta”. Il Patto per il Veneto sottoscritto lo scorso anno tra Regione e Parti Sociali ne è stata poi una positiva anticipazione. I quattro temi (fisco, politiche industriali, assetti istituzionali e spesa pubblica) proposti al Governo come basi delle prossime scelte di politica economica (Legge di Stabilità 2014 in particolare), per essere efficaci, hanno bisogno una coerente azione politica-amministrativa locale. Alcuni esempi. Lotta all’evasione fiscale: tutti i Comuni devono sottoscrivere i protocolli di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Politiche industriali: rendere efficace l’azione delle varie società regionali, operare con rapidità nel risanamento delle aree industriali e nella infrastrutturazione del territorio, usare proficuamente le risorse comunitarie. Assetti istituzionali: fare la Città Metropolitana di Venezia e ridurre (tramite fusione) il numero dei Comuni. Spesa Pubblica: Regione e Comuni devono rendicontare i risultati della lotta agli sprechi.

Gerardo Colamarco (Uil). Il Documento rappresenta una svolta importante e di buon auspicio per il futuro. I segnali che si percepiscono – per quanto timidi – indicano che la fine del tunnel della crisi non è molto distante. È dunque giusto non farci cogliere impreparati dal treno della ripresa, e i punti citati nell’Accordo per la Crescita sono tutti condivisibili. Per una serie di circostanze, il documento si adatta perfettamente alla situazione del Veneto. Innovazione, sviluppo della green economy, finanza per lo sviluppo, riduzione del costo dell’energia sono priorità nella nostra regione. Il modello della piccola e piccolissima industria, che aveva fatto del Nordest il protagonista di un vero e proprio miracolo economico, è tramontato. La crisi e la globalizzazione impongono nuove scelte, nuovi scenari: è per questo che proponiamo investimenti nell’innovazione, che auspichiamo misure a favore delle aggregazioni aziendali. Solo con dimensioni più congrue con il mercato odierno e con la riduzione del gap tecnologico che ci separa da altre realtà industriali, possiamo tornare a competere.. Certo, lo Stato, le Regioni devono fare la loro parte: uno dei punti salienti dell’accordo è quello su una nuova finanza per lo sviluppo. La fusione tra Veneto Sviluppo e SGR (le finanziarie della nostra Regione e del Friuli Venezia Giulia) potrebbe rappresentare una opportunità, visto che nel passato, almeno da noi, il meccanismo di incentivazione e di volano per le aziende non ha funzionato come sarebbe stato necessario. Le sfide contenute nell’Accordo per la Crescita sono tante e impegnative.